Il 25 novembre vogliamo ricordare le violenze che ogni giorno, in tutto il mondo, subiscono le donne. Nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, noi di Lynda vogliamo accendere un faro su come la violenza non lascia solo segni sul corpo, ma cambia il cervello delle donne, lasciando ferite biologiche, con possibili conseguenze a lungo termine per la salute che possono essere determinanti anche per la fase della menopausa e post-menopausa.
La dimensione sanitaria della violenza domestica
Secondo i dati di UNWomen, nel 2023 circa 51.100 donne e ragazze sono state uccise da partner o membri della famiglia. Questo equivale a una media di circa 140 donne o ragazze al giorno uccise da un partner o un familiare. La violenza domestica – intesa come ogni forma di abuso fisico, psicologico, sessuale o economico che avviene all’interno della famiglia o della coppia – rappresenta uno dei problemi di salute pubblica più gravi per le donne nel mondo.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), le conseguenze di questi abusi non si esauriscono con la ferita visibile: le donne che hanno subito violenza riportano effetti a lungo termine sulla salute fisica e mentale, con disturbi frequenti come depressione, ansia, dolore cronico, disturbi vaginali o sessuali e perfino un aumento del rischio di malattie sessualmente trasmissibili. Per tutte le donne, ma in particolare per donne in età di transizione menopausale, la violenza va letta non solo come un problema sociale o giuridico.
Violenza domestica e danni neurologici: come cambia il cervello delle donne
Un recente filone di studio ha portato in luce che la violenza domestica può avere ripercussioni strutturali sul cervello femminile. In particolare, uno studio italiano condotto dall’Università di Padova all’interno di una collaborazione internazionale ha mostrato che l’esposizione reiterata ad abusi fisici o psicologici della donna da parte del partner può ridurre significativamente la neurogenesi, ovvero la formazione di nuovi neuroni soprattutto nell’ippocampo, area cerebrale fondamentale per memoria, apprendimento e regolazione dell’umore.
In termini più semplici, con la violenza si ferisce perfino il sistema nervoso, con una diminuzione della produzione di importanti proteine – come il fattore neurotrofico BDNF – e i recettori beta per gli estrogeni, fondamentali anche per il benessere emotivo femminile.
Perché è rilevante per le donne in menopausa
Una donna che in passato ha subito violenza domestica – o continua a subirla per tutta la propria vita – può trovarsi in una situazione in cui i sintomi della menopausa, come vampate, alterazioni del sonno, cambiamenti dell’umore, possono essere amplificati o complicati da un terreno biologico già vulnerabile.
Basti pensare che le alterazioni ormonali della perimenopausa e della menopausa già implicano variazioni ormonali che influenzano sia l’umore sia la salute cerebrale. Se a questi cambiamenti si aggiunge uno stress biologico, ovvero la reazione biologica dell’organismo allo stress legato alla violenza, il “carico totale” sul corpo e sulla mente aumenta. In menopausa, quando il corpo è già impegnato a gestire nuove condizioni (modifiche della vulva/vagina, cambiamenti nel metabolismo, nel sonno, nella composizione corporea), il segno biologico lasciato dalla violenza domestica sulla donna può essere un fattore di rischio aggiuntivo da tenere in considerazione, specie sapendo che le donne vittime di violenza mostrano una maggiore fragilità del sistema nervoso, che può tradursi in maggiore vulnerabilità a disturbi emotivi (ansia, depressione), ma anche a condizioni croniche come dolore persistente. Per questo motivo, l’approccio alla menopausa, in questi casi, non può essere solo “ormonale” o “vasomotorio”, ma deve considerare la storia individuale, inclusa la storia della violenza.
Ricordare questo significa offrire a ogni donna una visione più ampia della propria salute, comprendendo che anche le ferite invisibili meritano lo stesso riconoscimento dei segnali del corpo.